Conclusa la quarta campagna di scavi a Gazzo Veronese

Si chiuderà il 6 ottobre la quarta campagna di scavi archeologici a Gazzo Veronese, condotta da un’équipe del dipartimento di Culture e Civiltà diretta da Patrizia Basso, docente di Archeologia classica. Iniziati l’11 settembre scorso, i lavori sono stati svolti nell’ambito del progetto GaVe, con la collaborazione di Gianni De Zuccato della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Verona, Vicenza e Rovigo e dell’università “La Sapienza” di Roma.

Lo scavo, condotto in un campo di proprietà di Maurizio Zuliani, ha visto la partecipazione delle responsabili Valeria Grazioli, Marina Scalzeri ed Elisa Zentilini, coadiuvate da quindici studenti del corso di laurea magistrale in Archeologia delle università di Ferrara, Verona, Trento e Modena e anche di studenti inglesi e belgi. I lavori hanno previsto inoltre la partecipazione alle attività teoriche e pratiche di alcuni studenti del liceo Cotta di Legnago, impegnati in un Progetto di alternanza scuola-lavoro. Un supporto operativo fondamentale è stato offerto dalla ditta S.A.P. e in particolare da Alberto Manicardi; il sostegno economico si deve alla Verallia Saint-Gobain SPA, al Consorzio di Bonifica Veronese e all’Amministrazione comunale di Gazzo Veronese.
Le ricerche in questa campagna di lavori si sono concentrate sull’area funeraria già portata alla luce negli anni 2015-2016 sulla sponda del canale laterale all’importante strada romana che attraversava questo territorio e che le indagini dell’Università di Verona hanno permesso di riconoscere come la via Claudia Augusta.
 
Nel corso di quest’anno sono state portate alla luce un’altra trentina di tombe, che vanno a costituire assieme a quelle già scavate nel 2015 e 2016 un’area funeraria di una sessantina di tombe, ulteriormente estesa a Nord al di là del limite di saggio. Oltre alle tombe a cremazione si è individuata anche un’inumazione, cronologicamente inquadrabile come le altre fra la fine del I sec. a.C. e il I sec. d.C., il che fa riflettere sulla compresenza di riti funerari in uno stesso momento storico. Le tipologie delle tombe individuate sono varie: in nuda terra, in cassetta di laterizi, in anfora segata, ma anche in coppo e in dolio posto dentro una cassetta.
 
Le tombe si allineavano con un certo ordine sulla sponda del canale laterale alla strada, che quindi nel paesaggio rurale del tempo funse da elemento attrattore per la deposizione di quanti vivevano in area. Il numero considerevole di tombe portate alla luce con gli scavi o con le ricognizioni di superficie condotti dall’università di Verona lungo il tracciato viario, sommate alla trentina di monumenti funerari che sono reimpiegati in particolare nelle chiese del territorio induce a riflettere sull’organizzazione insediativa di Gazzo Veronese e sulla possibilità di ipotizzarvi la presenza di un vicus.
 
I corredi delle deposizioni presentano un ottimo stato di conservazione: si tratta di vasi e coppette ceramici, ma anche balsamari vitrei, lucerne, monete, coltellini e fibule in metallo. Lo studio di tali manufatti e le analisi paleobotaniche e osteologiche che sono in corso di realizzazione con i colleghi dell’Università di Ferrara attraverso le tesi di laurea di alcuni studenti impegnati nei lavori, permetteranno di riflettere sui rituali funerari, facendo emergere eventuali relazioni fra la tipologia di tomba scelta e il genere e l’età del defunto. Oltre alla necropoli con lo scavo si è individuato un pozzetto di età neolitica, che assieme ad altre strutture analoghe rinvenute nel passato in area conferma la lunga tradizione insediativa del territorio di Gazzo Veronese fin dalla preistoria.
 
Il cantiere di scavo è stato aperto per tre giorni alle visite di alcune scolaresche delle scuole comunali, continuando l’attività di racconto alla cittadinanza avviata nell’aprile 2016 con una mostra fotografica sulle ricerche e i risultati raggiunti, organizzata a Gazzo Veronese in collaborazione con l’amministrazione comunale e il liceo Cotta.